Elia Lombardo - Sicurezza 4P

Elia Lombardo

Sicurezza 4P

ricerca e sviluppo per la sicurezza urbana

mercoledì 22 luglio 2020
post nella sezione 1 - Il mio studio

Prevenzione Situazionale e Intelligenza Artificiale - Connubio perfetto per contenere i crimini

Molti criminologi come Michael R. Gottfredson, Simon Mackenzie, John Eck, David Farrington, Lawrence W. Sherman, Irvin Waller ed altri hanno lavorato in prima linea per analizzare quel che funziona e non funziona nella prevenzione dei crimini. Anche organismi di ricerca come l'Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite (Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Violenza e salute nel mondo, 2002) , il Consiglio Nazionale delle Ricerche negli Stati Uniti e Commissioni come quella di verifica del Parlamento britannico, si sono espressi a più riprese su questo tema, concordando tutti sul fatto che i governi devono andare oltre l'applicazione della legge per affrontare i fattori di rischio che favoriscono i crimini, perché è più conveniente e maggiori sono i benefici sociali rispetto ai metodi di contrasto basati sul sistema penale, nato alla fine del '700 con la funzione di far rispettare la legge attraverso i suoi organi ed apparati e che contrariamente a quanto normalmente si pensi, è stato creato per prevenire la criminalità secondo la teoria classica elaborata e sostenuta da Cesare Beccaria (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle Pene, 1764) e Jeremy Bentham (Cesare Beccaria e Jeremy Bentham, Teoria della deterrenza) secondo la quale, la punizione del colpevole scoraggia altri dal violare le leggi.
Molteplici sondaggi (Eurobarometro IP/03/1366, Bruxelles 2003) inoltre, confermano che il sostegno pubblico e gli investimenti dovrebbero essere indirizzati verso sistemi di Prevenzione mirati e più efficaci.
Alcune delle conclusioni condivise raccomandano:
- Realizzare, implementare ed impiegare sistemi di controllo per prevenire la criminalità attraverso piani di azione mirati;
- Migliorare la capacità di raccolta dei dati sul crimine;
- Migliorare la collaborazione e lo scambio di informazioni in materia di prevenzione dei crimini;
- Definire le priorità per sostenere la ricerca sulle cause e le conseguenze del crimine;
- Valutare i costi della criminalità;
- Rafforzare le risposte per le vittime;
- Promuovere misure di prevenzione primaria;
- Integrare la prevenzione dei crimini nelle politiche sociali e educative, promuovendo l'uguaglianza sociale;
- Promuovere e monitorare l'aderenza ai trattati internazionali, leggi e altri meccanismi per salvaguardare i diritti umani.
Viene esaltato inoltre, il ruolo dei Comuni nell’organizzare strategie volte a contenere i fattori di rischio. Ad esempio il Forum Europeo per la Sicurezza Urbana e la Conferenza dei Sindaci degli Stati Uniti, hanno sottolineato che i comuni sono strutturati ed hanno tutti gli strumenti per indirizzare programmi volti a soddisfare le esigenze di benessere dei cittadini, soprattutto quelli più a rischio come i giovani, le donne e gli anziani e che a loro spetti il compito di coalizzare agenzie chiave sul territorio come le scuole, i centri per l'impiego, i servizi sociali e le forze dell'ordine.
Il pensiero condiviso dunque è più Prevenzione che normalmente viene suddivisa in primaria, secondaria e terziaria.
La prevenzione primaria si rivolge ai fattori individuali come ad esempio quello famigliare dove situazioni di disagio domestico è dimostrato, favoriscono la via della illegalità da parte di giovani e le competenze genitoriali in questo giocano un ruolo fondamentale. La diserzione scolastica poi è un fattore che innalza la probabilità che giovani si cimentino in attività illegali. Maggiore dunque è il numero dei fattori individuali di rischio presenti, maggiore è il rischio di coinvolgimento criminale ed è su di essi che la prevenzione primaria si concentra.
Nella prevenzione primaria rientrano anche i controlli delle forze dell'ordine che vengono svolti soprattutto in aree più esposte al rischio dove vi è più probabilità di concentrazione criminale.
La prevenzione secondaria invece si rivolge agli interventi diretti volti a contenere situazioni di rischio e coinvolgono i servizi sociali, le istituzioni educative e le forze dell'ordine.
In ultimo la prevenzione terziaria che si rivolge alla gestione delle emergenze che sorgono quando il crimine è avvenuto per rispondere in modo adeguato alle richieste di aiuto e per evitare che gli eventi si ripetano.
Da qualche anno si parla insistentemente di una nuova prevenzione: la Prevenzione Situazionale.
Viene definita così perché si basa su tecniche di messa a fuoco delle situazioni che favoriscono il crimine ed alcune delle tecniche, includono azioni volte a rendere più difficoltosa l'attività criminale.
Si tratta di un approccio esclusivamente preventivo che si concentra principalmente sulla riduzione delle opportunità.
È un concetto del tutto nuovo che suscita ancora scarso interesse della politica e degli addetti ai lavori che di norma sono poco propensi a rivolgere l’attenzione a studi e ricerche.
Tale disinteresse però è da attribuire anche a due errori della criminologia moderna. In primo luogo, l’esigenza di spiegare il crimine è stato confuso con lo spiegare il criminale (Gottfredson e Hirschi, La teoria del controllo, 1990). La maggior parte delle teorie criminologiche infatti ha tentato di spiegare perché alcuni individui o gruppi esposti a specifiche influenze sociali o psicologiche o con particolari tratti ereditari, abbiano maggiori probabilità di essere coinvolti in attività criminose. Ciò però non permette di spiegare le ragioni per cui i reati accadono. La commissione di un reato richiede non solo la presenza di un individuo che voglia commetterlo ma anche l’opportunità di commetterlo. Secondo Cohen e Felson (Lawrence Cohen & Marcus Felson, Social Change and Crime Rate Trends: A Routine Activity Approach, “American Sociological Review”, 44 (4), pp. 588-608, 1979), un crimine richiede inoltre la presenza di una vittima e di un bersaglio designato e l’assenza di un guardiano capace. Pertanto, il crimine non può essere compreso solo spiegando la predisposizione a commetterlo ma è necessario, mostrare anche come tale predisposizione interagisca con fattori situazionali favorenti l’atto criminale, ovvero perché esso avvenga.
Il secondo errore della criminologia moderna è stato quello di confondere il controllo del crimine con il controllo del criminale (T. Wilkins, Policy and Theory in Criminal Justice: Contributions in Honour of Leslie, 1990). La strada più sicura per ridurre la criminalità si pensava ed ancora purtroppo si pensa, fosse quella di focalizzarsi sul criminale o potenziale criminale. La maggior parte delle discussioni nei libri di testo sul controllo del crimine, hanno pertanto distinto solo due ampie categorie di rimedi: il controllo sociale formale e informale.
Il controllo formale si riferisce alle istituzioni legali e al sistema giudiziario-penale formalmente costituiti nella società e ideati per sanzionare i criminali, confinarli o riabilitarli e per disincentivare la popolazione dal commettere reati.
Il controllo sociale informale invece si riferisce ai tentativi della società di indurre conformità attraverso la socializzazione dei giovani alle norme della società da una parte e il controllo che gli individui attuano gli uni sugli altri, rafforzato dalla creazione di regole, ammonizioni e censure dall’altra. Questi controlli, siano essi formali o informali, si focalizzano esclusivamente sui criminali, siano essi reali o potenziali.
La conseguenza nel separare i problemi legati alla gestione dei criminali da quelli del controllo della criminalità, è stata quella di distrarre il sistema giudiziario - penale dal suo scopo essenziale di amministrare la giustizia (Andrew Von Hirsch, Doing Justice: The Choice of Punishments, 1976) e questo fallimento ha portato la criminologia e la politica a trascurare un terzo importante insieme di misure per il controllo del crimine, complementare ai controlli sociali formali e informali ma ad essi strettamente correlato e da essi dipendente come le “precauzioni di routine” ovvero quegli atteggiamenti adottati da noi cittadini e da organizzazioni (Felson e Clark, Teoria delle attività di Routine, 1995). Ogni giorno noi tutti adottiamo precauzioni come chiudere a chiave le nostre porte, mettere al sicuro i nostri beni, fare raccomandazioni ai nostri figli. Allo stesso modo, scuole, fabbriche, uffici, negozi e tante altre organizzazioni ed agenzie, normalmente attuano precauzioni per salvaguardare la loro attività, i loro dipendenti e i loro clienti dal crimine.
La Prevenzione Situazionale rientra in questo gruppo di misure di controllo del crimine e può essere vista come approccio scientifico che individualmente ciascuno di noi attua quotidianamente.
In termini pratici la Prevenzione Situazionale si prefigge di creare, gestire o manipolare l'ambiente per rendere più complicata e più rischiosa l'attività del reo o meno gratificante e solo la comprensione delle circostanze, permette di lavorare sul cambiamento del contesto in cui il crimine accade.
La teoria dietro alla Prevenzione Situazionale si concentra sulla creazione di meccanismi di sicurezza che aiutino a proteggere maggiormente le persone facendo sì che il reo invece, si senta più vulnerabile incidendo quindi sul fattore psicologico per tramutare protervia, in arrendevolezza.
La logica si basa sul concetto di scelta razionale poiché il reo sarà sempre più costretto a valutare costi e benefici, probabilità di successo o di insuccesso e a regolarsi di conseguenza.
Un esempio di Prevenzione Situazionale che tutti conosciamo bene, è il controllo automatizzato del traffico con sistemi di rilevazione delle infrazioni come ad esempio autovelox e/o tutor.
Questi sistemi vengono installati e reclamati per far sì che gli automobilisti vengano incentivati a mantenere condotte di guida legali.
Come un potenziale criminale, il guidatore in procinto di accelerare in un tratto di strada gravato da limite di velocità, sa che il rischio di essere scoperto è del 100%. Questo disincentiva la persona.
La riduzione negli anni delle infrazioni anche se empiricamente, dimostra che questo tipo di approccio funzioni e non solo in Italia. In uno studio di Philadelphia ad esempio, in alcuni incroci più pericolosi della città si è ottenuta una riduzione del 96% delle infrazioni.
La Prevenzione Situazionale allontana quindi da atteggiamenti "disposizionali" che incidono sui fattori psicosociali e sul patrimonio genetico del reo, perché fa sì che ad essere considerati siano i fattori contestuali e situazionali che possono potenzialmente influenzare la condotta.
Piuttosto che concentrarsi sul criminale, la Prevenzione Situazionale si concentra sulle circostanze che favoriscono il crimine e la comprensione di queste circostanze, favorisce l'introduzione di misure che alterano i fattori ambientali con l'obiettivo di ridurre le occasioni.
Tali misure però non possono essere improvvisate ma devono essere ritagliate su specifiche categorie di reati. Questo significa che occorre fare delle distinzioni tra categorie di reati e non solo tra ampie categorie di reati come ad esempio furto e rapina, ma piuttosto tra i diversi tipi di reati che rientrano in ognuna di queste categorie.
Poyner e Webb in una loro ricerca (Poyner e Webb, Evidence Based Crime Prevention, 1991) hanno argomentato che la prevenzione dei furti di elettrodomestici in appartamento può richiedere misure diverse da quelle necessarie per prevenire i furti in appartamento di contanti e gioielli in considerazione delle notevoli differenze tra i due tipi di furto. Nel corso della loro ricerca sul crimine nei sobborghi di Londra, i due ricercatori hanno dimostrato che quando i bersagli (target) erano ad esempio contanti o gioielli, i furti avvenivano principalmente in case più vecchie vicino al centro città ed erano commessi da criminali che si muovevano a piedi. Quando gli obiettivi invece erano elettrodomestici, tv o videoregistratori, i furti avvenivano generalmente in sobborghi più nuovi e periferici ed erano commessi da criminali muniti di automobili evidentemente necessarie per trasportare la merce rubata le quali venivano parcheggiate nei pressi dell’abitazione bersaglio e mai troppo vicino per non attirare l’attenzione.
L’architettura delle abitazioni nei sobborghi più nuovi consentiva il verificarsi di queste condizioni e Poyner e Webb suggerivano misure diverse per prevenire i furti a seconda del tipo di abitazioni.
Adattare quindi le misure a reati specifici, è necessario perché la commissione di reati specifici dipende da una moltitudine di opportunità ambientali e queste opportunità vanno eliminate attraverso specifici interventi di prevenzione. Modificare l’ambiente circostante ha l’obiettivo di influenzare il giudizio dei potenziali criminali sui costi e benefici associati alla commissione di reati particolari. Tali giudizi dipendono da caratteristiche specifiche della situazione non solo soggettive ma anche oggettive e queste determinano la probabilità che il reato accada.
La Prevenzione Situazionale non si riferisce a nessuna categoria di reato in particolare ma può essere applicabile ad ogni tipo di reato, non solo a quelli contro la proprietà di tipo opportunistico e acquisitivo ma anche a quelli più calcolati o fortemente motivati.
Siano essi dettati da rabbia e odio o attentamente pianificati, i reati possono essere pesantemente influenzati da fattori situazionali (Tedeschi e Felson, Violence, Aggression, and Coercive Actions, 1994). Ad esempio, il tasso di omicidi è significativamente influenzato dalla disponibilità di armi da fuoco. Non solo crimini che si ritengono essere ad appannaggio di criminali incalliti quindi ma si stanno raccogliendo prove di successi con misure situazionali anche per crimini più esclusivi come quelli di matrice terroristica. Ad esempio, per i dirottamenti d’aereo il semplice screening dei bagagli ha ridotto il rischio (Wilkinson, Terrorism and the Liberal State, 1986). Un altro esempio sono le rapine in uffici postali per le quali si è ottenuta una riduzione con misure di rafforzamento dei protocolli di sicurezza “target hardening” (Ekblon, Preventing Post Office Robberies in London: Effects and Side Effects, 1988) così come anche quelle in supermercati e banche (Gabor, 1990; Grandjean, 1990; Clarke et all. 1991).
La Prevenzione Situazionale dunque sembra essere compatibile per la prevenzione anche altri tipi di crimini che sembrano essere sensibili a questo tipo di approccio, come ad esempio quelli informatici.
Molte aziende sono ormai fortemente dipendenti dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e le informazioni sono un bene ormai diventato estremamente prezioso, il che significa che è diventato uno degli asset più rilevanti del patrimonio di aziende e organizzazioni.
La memorizzazione delle informazioni su server o PC permette un facile accesso alla condivisione degli utenti e la criminalità informatica è una minaccia che punta a tale asset, sia se commessa da un soggetto esterno (hacker) sia se commessa da un membro fidato di un'azienda o di una organizzazione (insider).
Dopo i virus, l'accesso illecito ed il furto di informazioni costituiscono la percentuale più alta per le imprese delle perdite finanziarie associate alla criminalità.
Le imprese hanno bisogno di proteggersi da tali attività illegali o non etiche, che possono essere commesse tramite strumenti elettronici e le tecnologie di sicurezza sono fondamentali per proteggere questo asset dalla divulgazione non autorizzata e/o dall’uso improprio.
La frode informatica è un business enorme ed in aumento sono i soggetti abili a decodificare password, leggere e modificare file, captare e-mail ecc.
Nonostante i molti anni di ricerca in sicurezza informatica ed enormi quantità di denaro che viene speso in misure di sicurezza che comprendono soprattutto la formazione, si segnalano frequenti penetrazioni anche in quei sistemi informatici considerati più protetti al mondo.
Le attività criminali nel cyberspazio sono in aumento con i computer utilizzati per numerose attività illegali. Mentre la popolarità e la crescita di Internet continua ad aumentare, molte applicazioni e servizi web sono in fase di realizzazione e sono ampiamente usati dalle imprese per le loro transazioni commerciali.
Nel caso dei reati informatici, anche le aziende prudenti o le imprese che mirano a creare misure efficaci per la sicurezza, possono involontariamente produrre un ambiente, che aiuta a fornire opportunità e la maggior parte usa controlli inadeguati. Di conseguenza, se le precauzioni non forniscono un adeguato livello di sicurezza, la sicurezza informatica è gravemente a rischio.
Tali crimini possono essere contrastati efficacemente se si riesce ad impedire l'accesso alle informazioni e identificare con semplicità i trasgressori.
Normalmente anche per questi crimini ci si concentra sul criminale e i criminali informatici vengono valutati in termini di loro attributi, tra cui le competenze, le conoscenze, le risorse, l'accesso e le motivazioni. Di solito, infatti essi hanno un alto grado di questi attributi ed è per questo che la Prevenzione Situazionale può risultare più efficace rispetto all’approccio tradizionale.
Ronald V. Clarke (From criminet to cyber-perp: toward an inclusive approach to policing the evolving criminal mens rea on the Internet in "Oregon law review", 1996) ha proposto una tabella di venticinque tecniche di Prevenzione Situazionale per contrastare il crimine informatico, ma solo quattro sono in definitiva le azioni da intraprendere:
- Aumentare lo sforzo e rafforzare gli obiettivi limitando l'accesso ai database con l'uso di firewall, crittografia, card e/o password e vietare la consultazione di siti web e riviste On Line;
- Aumentare il rischio e rafforzare le procedure di autenticazione - controllare i precedenti dei dipendenti che accedono ai database - monitorare le battiture degli utenti - utilizzare foto e impronte digitali per i documenti di riconoscimento, carte di credito, uso di ID supplementari per gli acquisti on-line, uso di telecamere negli sportelli automatici e presso i punti vendita;
- Ridurre i benefici e gli obiettivi limitando le c.d cyberplaces - monitorare siti Internet e comunicazioni in entrata e quindi lo spam - aumentare le pene per l'hacking - individuare rapidamente carte di credito rubate o perse, evitare i numeri di identificazione su tutti i documenti ufficiali;
- Ridurre le provocazioni e gli alibi evitare quindi le controversie e le tentazioni - mantenere i rapporti con i dipendenti positivi ed aumentare la consapevolezza e la politica di uso responsabile di apparecchiature informatiche.
Molte di queste tecniche non richiedono notevoli investimenti in hi-tech e competenze poiché la chiave sta nell'utilizzo corretto delle tecnologie e nella formazione degli utenti.
Questo approccio può essere utile anche per migliorare gli stessi sistemi informatici e la loro sicurezza perché tende a ridurre i benefici che i criminali possono raggiungere e ad influenzare la motivazione del reo per mezzo di cambiamenti ambientali e situazionali basando tutto su tre elementi:
- aumentare la difficoltà percepita dal reo di commettere un crimine;
- aumentare i rischi e quindi i costi;
- ridurre i benefici.
I professionisti che desiderino contrastare la criminalità informatica quindi, possono impiegare tecniche di Prevenzione Situazionale per ridurre i casi e mettere al sicuro le attività di organizzazioni ed imprese.
È stato inoltre dimostrato che la Prevenzione Situazionale comincia ad essere considerata anche per prevenire gli abusi sessuali su minori anch'essi frutto di situazioni specifiche poiché anche in questo caso vi sono una serie di diversi fattori che possono aumentare la probabilità che si verifichino.
Si tratta proprio di fattori situazionali, che fanno da sfondo nell'ambiente in cui l'abuso avviene.
Fattori situazionali, infatti possono influenzare non solo se una persona abusi di un minore, ma anche se un minore a sua volta in futuro diventi un criminale.
Particolari opportunità e dinamiche di una situazione possono essere spunto infatti di fattori di stress, di tentazioni e di provocazioni percepite, che fanno scattare la motivazione.
La considerazione di fattori situazionali conduce alla tesi che alcuni trasgressori possono essere considerati infatti come "situazione".
In questi casi infatti il reo situazionale è qualcuno che non è attratto principalmente dai minori ma è stimolato dal poter soddisfare stimoli comportamentali specifici o contenere fattori di stress quando raggiungono livelli di criticità.
Studi dimostrano che la modifica delle situazioni vissute da minori, attraverso strategie di Prevenzione della criminalità Situazionale, possono abbassare la probabilità di abusi, indipendentemente dalla predisposizione delle persone che rischiano di entrare in contatto con minori.
I reati violenti anche quelli a sfondo sessuale invece, sono considerati meno suscettibili di contrazione con misure di tipo situazionale perché meno comuni e meno concentrati nel tempo e nello spazio (Gabor, Heal e Laycock 1986; 1990).
Tuttavia, anche la Prevenzione Situazionale non è esente da critiche.
Una di queste più accanite è quella che si preoccupa dell’effetto displacement ovvero uno dei rischi che alcuni criminologi attribuiscono in caso di interventi di prevenzione che agiscono sullo spazio o sul contesto della realizzazione del reato, è che il fenomeno si sposti.
Di fronte a questa eventualità molti studi si sono preoccupati di analizzare l’effetto arrivando a concludere che tale rischio è meno reale del previsto e molti esperimenti hanno dimostrato che lo spostamento del crimine, in caso di interventi situazionali, è del tutto ininfluente.

Anche se di Prevenzione Situazionale si sente parlare da poco negli anni ci sono stati numerosi contributi che hanno lavorato in questa direzione impiegando diversi approcci come il Crime Mapping con in testa la scuola ecologica di Chicago che nei primi decenni del Novecento considerava l’uso della cartografia per studiare la criminalità ambientale o la Social Area Analysis metodologia impiegata da Shevky e Bell (Shevky, E., & Bell, Social area analysis; theory, illustrative application and computational procedures, 1955) per studiare il mutamento sociale o l’Enviroment Design metodologia più moderna di progettazione ambientale che si prefigge di valutare ed indirizzare i parametri ambientali circostanti durante l'elaborazione di piani, programmi, politiche, costruzione di edifici o lancio di prodotti.
Ognuno di questi approcci può essere considerato il precursore di moderne metodologie di prevenzione della criminalità e che fanno uso di tecnologia.
Da qualche anno si stanno sperimentando sistemi informatici di analisi criminale per prevenire la criminalità secondo la logica della previsione. È la polizia predittiva che si riferisce all'uso da parte delle forze dell’ordine di analisi matematiche, predittive o di altre tecniche analitiche per identificare potenziali attività criminali. Si tratta di strumenti tecnologici che si basano proprio sull'analisi delle circostanze che favoriscono un crimine perché anche grazie ai contributi citati, si è capito che lo studio analitico delle circostanze, permette di risalire a situazioni di rischio che hanno una più alta probabilità di accadimento con il fine ultimo di poter applicare i controlli laddove il rischio è attuale e più probabile.
Tralasciando quei sistemi che azzardano sulla possibilità di catturare l'autore nel momento in cui commette un crimine ed i cui fini evidentemente continuano a seguire l'approccio tradizionale, se opportunamente sviluppati, questi sistemi possono invece essere efficaci per analizzare l'ambiente ed aiutare a progettarlo, gestirlo o migliorarlo in funzione della sua vulnerabilità.
Una delle tattiche usate è la valutazione del rischio, dove le situazioni sono monitorate indicando dove è più probabile il rischio di attività criminale.
In generale queste tecniche di rilevamento del rischio si dividono in due categorie:
- tecniche statistiche e di intelligenza artificiale.
Chi impiega tecniche statistiche tende a raggruppare e classificare dati per determinare associazioni tra gli insiemi di dati.
Chi impiega l'intelligenza artificiale invece, lavora con algoritmi di matching per individuare modelli o insieme di circostanze.
Un valido supporto per la Prevenzione Situazionale perché il data mining aiuta a classificare e raggruppare i dati e identificare automaticamente le associazioni e le regole che possono essere indicativi di modelli. Sistemi intelligenti quindi che incorporano specifiche competenze per rilevare crimini sotto forma di regole.
La tecnica più comune di intelligenza artificiale è quella della "Pattern Recognition" per abbinare i dati in ingresso e identificare automaticamente modelli anche di tipo comportamentale e l'apprendimento automatico viene in supporto per rilevare automaticamente le peculiari caratteristiche di ogni singolo crimine. Nonostante i molti esperimenti solo in alcuni casi però è stata documentata in maniera trasparente l'efficacia di queste reti neurali per imparare schemi sospetti e per identificare situazioni di rischio nel tempo e nello spazio.
Un esempio di successo è XLAW una tecnologia di intelligenza artificiale sviluppata in Italia per prevenire i crimini secondo la logica della previsione (https://www.xlaw.it/presentazione) e sperimentata con successo in diverse città.
Il lungo e diffuso esperimento ha permesso di dimostrare che la Prevenzione Situazionale è la strada giusta per migliorare la sicurezza delle città e che può essere resa ancora più agevole se supportata dall'intelligenza artificiale per osservare l'ambiente e modificarlo in funzione della sua vulnerabilità.
Un approccio che si è rivelato efficace per prevedere modelli criminali che includono il comportamento del reo nel contesto in cui agisce e per prevenire i crimini andando ad alterare sequenzialmente secondo un ordine di priorità le circostanze con il fine di rendere l'autore meno efficace e più vulnerabile nel tempo e nello spazio.
In questo modo si è dimostrato che la Prevenzione Situazionale ne esce arricchita perché la selezione delle informazioni che questo modello tende ad incorporare, non si preoccupa di ridurre solo le opportunità, ma assume che è l’ambiente considerato una vera e propria riserva di caccia dotata di caratteristiche proprie (E. Lombardo Sicurezza 4P, 2018) che va osservata e modificata, attesa la sua infungibilità.
Il modello raccoglie le informazioni in base ad un costrutto selettivo ipotetico teorico che pur ispirandosi ai modelli rational integra la teoria delle opportunità (P.M. Mayhew, R. Clarke et al, 1976); la teoria della rational choice (D.B. Cornish e R.V. Clarke, 1986); la teoria degli spazi geometrici criminali (P.J. Brantingham e P.L. Brantingham, 1991); la teoria delle attività di routine (M. Felson e L. Cohen, 1979); il crime mapping e le risultanze di vittimizzazione, va oltre sia perché confuta, alcuni aspetti dei modelli di reazione-diffusione dei crimini connessi alla formazione degli hot spot e quindi all’effetto displacement, sia perché mostra il carattere temporale - non lo esclude – relativamente alla ricostruzione della “riserva di caccia”. Il che mette il controllore nella condizione di anticipare le mosse (prevenzione) disarticolando le condizioni che originano l’evento. Una selezione valutativa, quindi, dei fattori criminogeni che con alta probabilità determinano i casi, in modo da costruire un modello di risk assessment basato sulla logica dell’uso dei “big data” (G. Di Gennaro, conclusioni accademiche sulla sperimentazione del modello XLAW, 2019).
I risultati prodotti da questo modello, si situano esattamente in quel progressivo itinerario che ha spostato l’attenzione dai processi irrazionali a quelli razionali e intenzionali studiati nell’ambito delle teorie della trasmissione delle credenze e delle informazioni all’interno dei mercati azionari (A. Lynch 1998, 2000; R. J. Shiller 2000) e che prepotentemente stanno rivoluzionando la new criminology incrociando, tra l’altro, i risultati che derivano dalle ricerche del design ambientale e da quelle di vittimizzazione.

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