2024-10-12 · Blog
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Sono molto contento di poter segnalare un prezioso contributo di Elisabetta Pietrocarlo ricercatrice della Luiss. La ricerca, dopo una ricostruzione dell’esperienza applicativa prevalentemente nordamericana in materia di polizia predittiva e delle criticità emerse, si focalizza sull’analisi della disciplina del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale applicabile a tali strumenti esplorando approfonditamente l'impatto nell'ordinamento italiano e sottolineando le specifiche criticità e vantaggi di questi sistemi, in linea con le normative europee.

Vai alla ricerca: La predictive policing nel regolamento europeo sull'intelligenza artificiale

Ripercorrendo le diverse (e talora opposte) posizioni assunte, nel corso del lungo iter di approvazione dell’AI Act, dalle istituzioni eurounitarie rispetto ai sistemi di predictive policing, il contributo esamina in maniera molto approfondita l’assetto definitivo.

Tenuto conto che il legislatore dell’Unione sembra ammettere a certe condizioni il ricorso agli strumenti di predictive policing, l’ultima parte della ricerca si sofferma sulle prospettive di utilizzo nel nostro ordinamento.

L’uso di sistemi di polizia predittiva, basati su intelligenza artificiale, ha suscitato un forte interesse a livello internazionale, con sperimentazioni particolarmente diffuse negli Stati Uniti. Tuttavia, tali sistemi hanno generato dibattiti significativi legati a problematiche di bias, discriminazione e opacità decisionale, che hanno portato l'Unione Europea a regolamentare questi strumenti attraverso l’AI Act. Ma qual è l'impatto di queste tecnologie sul contesto italiano?

Dopo una panoramica sulle esperienze internazionali, la ricerca si concentra sugli effetti dell'introduzione della polizia predittiva nel nostro ordinamento giuridico. Il nuovo AI Act suddivide i sistemi di intelligenza artificiale in base al loro livello di rischio, e questo ha importanti implicazioni per l'Italia.

Secondo il regolamento europeo, i sistemi classificati come "ad alto rischio" sono soggetti a requisiti particolarmente stringenti per garantire che non violino i diritti fondamentali dei cittadini. Questo potrebbe includere strumenti predittivi che si basano su dati personali e che possono influenzare in modo diretto la vita dei singoli individui. Tuttavia, la ricerca evidenzia come non tutti i sistemi predittivi ricadano in questa categoria. Sistemi basati su dati socio-economici e geografici, e che non trattano informazioni personali, potrebbero essere utilizzati con meno restrizioni, mantenendo comunque elevati standard di trasparenza e controllo.

Nel contesto italiano, l'applicazione di queste tecnologie si è orientata in particolare alla prevenzione dei cosiddetti crimini predatori, come furti e rapine, che hanno un forte impatto sulla percezione di sicurezza dei cittadini. La polizia italiana ha già sperimentato soluzioni predittive che si focalizzano sulla mappatura del rischio criminale nelle aree urbane, ottenendo risultati incoraggianti nella prevenzione e riduzione dei reati. La ricerca mostra come l'adozione di questi sistemi in Italia sia particolarmente indicata per migliorare l'efficacia delle forze dell'ordine senza compromettere i diritti individuali, poiché si basa principalmente su dati non sensibili.

Un altro aspetto cruciale sottolineato dalla ricerca è la necessità di evitare un feedback loop, ovvero il rischio che il sistema continui a concentrare le risorse di polizia nelle stesse aree, generando un effetto distorsivo e accentuando la sorveglianza su determinate zone. Il regolamento europeo impone meccanismi di monitoraggio per prevenire questo tipo di fenomeni, garantendo che i sistemi di polizia predittiva non creino discriminazioni indirette.

Infine, la ricerca conclude che il AI Act rappresenta un punto di equilibrio tra la necessità di innovazione tecnologica e la tutela dei diritti fondamentali. In Italia, l'implementazione di sistemi predittivi sarà possibile con l'adozione di pratiche trasparenti, la qualità dei dati e un'attenzione costante al rispetto delle normative europee.

In conclusione, i sistemi di polizia predittiva, se implementati correttamente, possono contribuire in modo significativo alla sicurezza urbana nel nostro Paese, senza essere classificati come strumenti "ad alto rischio". Tuttavia, resta fondamentale un controllo rigoroso delle loro applicazioni per garantire che non si trasformino in strumenti di sorveglianza di massa o di discriminazione.