Ogni giorno, milioni di persone vivono, lavorano e si spostano nelle città, affidandosi spesso a una percezione di sicurezza che può essere lontana dalla realtà. Quanto sappiamo realmente della criminalità nelle nostre città? In Italia, le informazioni relative ai crimini sono centralizzate e gestite dallo Stato e dalle forze dell'ordine. I dati vengono archiviati presso il Centro Elaborazione Dati del Ministero dell'Interno e resi disponibili solo periodicamente e con ritardi significativi, spesso di mesi, se non di un anno. Questa lentezza nella divulgazione lascia i cittadini con informazioni superate, non sempre utili per comprendere l'attuale livello di sicurezza nei luoghi in cui vivono.
È una realtà che accettiamo senza troppi interrogativi, ma in altri Paesi le cose funzionano diversamente. Negli Stati Uniti, ad esempio, la città di Baltimora aggiorna quotidianamente una mappa interattiva che consente ai cittadini di vedere dove e quando si sono verificati crimini nelle ultime 24 ore. Questo non solo offre un quadro chiaro della situazione attuale, ma permette anche ai residenti di adottare misure preventive, rendendoli partecipi del miglioramento della sicurezza nella propria comunità (BALTIMORA POLICE) - (BALTIMORA ARCGIS).
In Inghilterra, la Polizia offre un servizio simile, aggiornando mensilmente una mappa dei crimini nelle diverse aree del Paese, accessibile a tutti (POLICE.UK).
Guardando questi esempi, ci si potrebbe chiedere perché in Italia i dati criminali non siano resi disponibili con la stessa frequenza e trasparenza. Spesso si pensa che la riservatezza o la sicurezza pubblica impediscano la diffusione di tali informazioni. Tuttavia, le normative esistenti, come il Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003) e il GDPR, riguardano principalmente la protezione dei dati personali. Questi regolamenti impediscono la divulgazione di informazioni che possano identificare direttamente o indirettamente le persone coinvolte in un crimine, ma non si applicano a dati anonimi come la data, l'ora e il luogo in cui si è verificato un evento criminale (RSTREET.ORG).
Esiste poi il Codice di Procedura Penale, che tutela le indagini in corso attraverso il segreto istruttorio, impedendo la divulgazione di informazioni relative a crimini ancora sotto investigazione. Ma, ancora una volta, non stiamo parlando di divulgare informazioni su indagini in corso o di rivelare dettagli sensibili. Stiamo parlando di informazioni di pubblico dominio, limitate ai crimini predatori, quelli che alimentano maggiormente il senso di insicurezza dei cittadini e la sfiducia nelle istituzioni (furti, borseggi, rapine) che non violano né la privacy né compromettono la sicurezza delle indagini (POLICE1.COM) - (RSTREET.ORG).
Un altro esempio utile viene dal progetto DICE (Data-Informed Community Engagement), utilizzato in città come Newark e Atlantic City negli Stati Uniti, che ha mostrato come l'uso dei dati criminali condivisi possa ridurre la criminalità del 35% in aree ad alto rischio. L'analisi e la trasparenza dei dati hanno permesso di identificare le zone più problematiche e di implementare misure preventive con il supporto della comunità (POLICE1.COM). Questo tipo di collaborazione, basata sull'accesso a informazioni aggiornate, ha dimostrato di migliorare non solo la percezione di sicurezza, ma anche l'efficacia delle misure di prevenzione.
Guardando questi esempi e riflettendo su come la trasparenza dei dati criminali possa migliorare la sicurezza in altre parti del mondo, forse la domanda che sorge spontanea è: cosa succederebbe se anche in Italia avessimo accesso a questo tipo di informazioni in tempo reale? La sicurezza è un bene comune, e l'accesso a dati aggiornati potrebbe trasformare i cittadini in alleati delle forze dell'ordine, partecipando attivamente alla protezione delle loro comunità.
Forse il vero cambiamento non sta nella creazione di nuove leggi, ma nella revisione di pratiche consolidate. Cosa accadrebbe se cominciassimo a vedere la sicurezza come un diritto accessibile a tutti, non solo come una responsabilità delle forze dell'ordine?