2025-08-28 · Blog
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Introduzione

Il sistema della sicurezza pubblica italiana si trova di fronte a una sfida cruciale: la perdita di capitale esperienziale dovuta al pensionamento di una quota significativa di operatori. La questione non riguarda solo la quantità di personale, ma soprattutto la qualità della conoscenza che rischia di andare dispersa.

Il problema della conoscenza tacita

Come ricordava Polanyi (1966), “we can know more than we can tell”. L’esperienza tacita accumulata “sulla strada” è difficilmente trasmissibile con manuali o regolamenti. Serve una struttura in grado di raccoglierla, organizzarla e renderla fruibile.

Modello della memoria organizzativa

Figura 1 – La memoria organizzativa (Walsh & Ungson, 1991)

Secondo Walsh & Ungson, la memoria organizzativa si distribuisce in diversi “depositi”:

  • Individui: conoscenza personale ed esperienza tacita;
  • Cultura: valori, pratiche condivise, norme implicite;
  • Trasformazioni: procedure e processi codificati;
  • Struttura: ruoli, gerarchie, responsabilità;
  • Ecologia: spazi fisici, territori, ambienti;
  • Archivi: documenti, database, registrazioni.

La perdita di una generazione di operatori riduce fortemente il deposito “individui”, indebolendo l’intero sistema.

Dal tacito all’esplicito: il modello SECI

Figura 2 – Il ciclo della conoscenza (Nonaka & Takeuchi, 1995)

Il modello SECI descrive la dinamica di creazione della conoscenza:

  • Socializzazione (Tacito > Tacito): condivisione di esperienze dirette;
  • Esteriorizzazione (Tacito > Esplicito): trasformazione in concetti, mappe, regole;
  • Combinazione (Esplicito > Esplicito): sistematizzazione in banche dati e procedure;
  • Interiorizzazione (Esplicito > Tacito): apprendimento operativo da parte delle nuove leve.

Il ciclo è continuo: ogni nuova generazione alimenta nuova conoscenza tacita, che deve essere nuovamente raccolta e organizzata.

Applicazione alla sicurezza pubblica

Figura 3 – Dalla strada alla memoria operativa digitale
  1. Esperienza sul campo: osservazione diretta degli operatori (serialità, riserve di caccia, hot spots);
  2. Raccolta dati: segnalazioni, report, archivi storici, open data;
  3. Analisi avanzata: modelli predittivi, correlazioni socio-demografiche;
  4. Memoria operativa digitale: repository accessibili alle nuove leve;
  5. Trasferimento generazionale: le nuove generazioni apprendono più rapidamente, riducendo i vuoti di esperienza.

Questo schema evidenzia come l’intelligenza artificiale e l’analisi dati non sostituiscano l’uomo, ma diventino il ponte tra generazioni operative.

Conclusioni

La sicurezza pubblica rappresenta un esempio paradigmatico della necessità di integrare strumenti di analisi avanzata dei dati nella gestione della memoria organizzativa. Non per sostituire l’esperienza umana, ma per preservarla e metterla a frutto. Un’istituzione che perde la propria memoria diventa fragile; un’istituzione che la conserva e la trasmette rafforza la propria continuità.

Bibliografia