2025-08-06 · Blog
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1. Riserve di caccia e controllo del territorio: la cornice teorica

Nell'articolo precedente ho descritto la figura simbolica dell’“uomo dei calzini”, utilizzandola per rappresentare un principio ben più ampio: la teoria delle riserve di caccia, un modello operativo che ho elaborato per leggere le dinamiche del crimine urbano all’interno della cornice della criminologia ambientale.

Secondo questa teoria, chi commette reati – anche apparentemente minori – agisce in modo ciclico, razionale, opportunistico. Individua luoghi specifici dove il rapporto rischio/opportunità è favorevole e li frequenta in finestre spazio-temporali ricorrenti.

Questi luoghi sono infungibili: non sono facilmente sostituibili con altri, perché rispondono a una combinazione specifica di condizioni favorevoli – logistiche, ambientali, sociali.

2. Perché la vigilanza selettiva è l’unica risposta efficace

In questo scenario, il presidio casuale e uniforme del territorio produce due effetti negativi:

La soluzione non può essere "più pattuglie ovunque", ma pattuglie nel posto giusto, al momento giusto.

Questo approccio, che chiamo vigilanza selettiva, si basa sull’individuazione delle riserve di caccia attraverso:

Quando la pattuglia presidia la riserva nel momento critico, il soggetto intenzionato a commettere il reato:

Non si tratta di inseguire. Si tratta di determinare, con presenza mirata, il comportamento altrui. È deterrenza attiva e selettiva.

3. La prova che funziona: non spostiamo il crimine, lo destabilizziamo

Una delle obiezioni più frequenti a questo approccio è la teoria dello spostamento del crimine: "se non può agire qui, lo farà altrove". Ma è proprio la natura infungibile delle riserve di caccia a smentire questo assunto.

Il luogo scelto dal criminale non è sostituibile facilmente. Il reato non è commesso ovunque e comunque. Serve un luogo preciso, una dinamica precisa, un’abitudine consolidata.

Quando l’ambiente si modifica – con una presenza visibile, costante e puntuale – il reato viene rimandato, o rinunciato. E se il soggetto tenta lo spostamento:

Questa è la vera prevenzione: non far esplodere il problema altrove, ma renderlo instabile, insicuro, costoso per chi lo mette in atto.

4. Quando la criminalità cresce, è il territorio che arretra

Chi lavora sul campo lo sa bene:
quando aumenta la criminalità visibile,
quando cala la percezione di sicurezza,
quando si moltiplicano le segnalazioni,

non è solo un problema numerico. È un problema di controllo perduto.

Il territorio non è mai completamente vuoto. O è presidiato dalle istituzioni, o viene occupato da chi agisce al margine della legalità. Se l’intervento pubblico si ritira, qualcun altro avanza.

La percezione di insicurezza nasce esattamente qui: nell’assenza visibile di chi è deputato al controllo. E quella percezione, col tempo, diventa realtà.

5. L’obiettivo: non coprire tutto, ma riconquistare ciò che conta

Non è possibile – né utile – essere ovunque, sempre. Il vero obiettivo è avanzare, riconquistare il territorio perso, e farlo con intelligenza.

Una pattuglia casuale è una scommessa.
Una pattuglia predittiva è una mossa calcolata.

Qui entra in gioco la strategia, intesa come scienza dell’allocazione delle risorse limitate. Un principio mutuato dalla teoria dei giochi:

scegliere dove intervenire tenendo conto di come si muoverà l’avversario.

Se la criminalità agisce in modo razionale, deve trovarsi davanti un’intelligenza altrettanto razionale, ma più potente.
Ed è qui che entrano in gioco i sistemi di AI predittiva come XLAW: non sostituiscono l’operatore, lo mettono nella condizione di vincere.

6. Conclusione: la sicurezza non si misura in uomini, ma in scelte giuste

La vigilanza selettiva funziona perché non spreca energia, ma la concentra dove serve. Non ha bisogno di moltiplicare presenze, ma di massimizzare l’impatto della presenza stessa.

E funziona perché non si limita a reagire al crimine. Lo anticipa. Lo isola. Lo destabilizza.

Abbiamo gli strumenti. Abbiamo i dati. Abbiamo i modelli.
Serve solo una cosa: decidere di usarli.

La sicurezza urbana si conquista con strategie, non con rincorse.
E chi ha perso il territorio, può riprenderlo.
Ma solo se sa dove metter piede. E quando.