2025-08-01 · Blog
4 minuti di lettura

L’uomo dei calzini e la logica criminale delle riserve di caccia

1. Una scena che si ripete ogni giorno

In tutti i grandi snodi urbani – aeroporti, stazioni, porti – ci sono fenomeni che si ripetono con precisione quasi matematica.
Chi lavora nel campo della sicurezza li conosce bene.

A Napoli, ad esempio, è frequente la presenza di venditori abusivi che si muovono tra i viaggiatori. Uno in particolare, l’“uomo dei calzini”, appare e scompare con regolarità. Si fa notare negli orari di maggiore afflusso, quando è più facile confondersi nella folla e intercettare l’attenzione dei passanti. Quando il flusso cala, scompare. Poi torna. Sempre negli stessi momenti. Sempre nello stesso luogo.

Una scena nota, che nasconde in realtà una dinamica strutturata. Ed è proprio da queste osservazioni di campo che si possono trarre spunti operativi importanti.

2. La teoria delle riserve di caccia: un modello operativo nato dall’esperienza

È a partire da casi come questo che ho elaborato la teoria delle riserve di caccia: un modello di lettura del crimine urbano che nasce sul campo, e si colloca all’interno della cornice della criminologia ambientale.

Secondo questa teoria, chi compie reati – o azioni illegali ricorrenti – agisce in modo selettivo e ripetitivo, scegliendo:

L’osservazione di queste regolarità permette di individuare veri e propri hotspot temporanei e mobili, che si attivano solo in determinate condizioni.
L’uomo dei calzini è un esempio semplice ma emblematico: la sua “riserva di caccia” è lo spazio intorno ai gate durante gli orari di punta. Ed è perfettamente consapevole del ritmo con cui agire.

3. Presidiare non basta, serve visione strategica

Chi lavora nella sicurezza sa che le risorse sono limitate e che la copertura totale è impossibile. Ma è proprio per questo che diventa strategica la capacità di allocare in modo mirato le forze disponibili.

Il presidio statico, per quanto rassicurante, rischia di disperdere l’efficacia quando non è calibrato sulle dinamiche reali del territorio.
Se una pattuglia resta sei ore in un luogo in cui il rischio reale si concentra in un arco di due ore, perde potenziale operativo.
Non si tratta di inefficienza, ma di assenza di strumenti analitici e, spesso, di un’abitudine operativa ancora troppo legata alla copertura generalizzata.

4. Quando basta l’osservazione… e quando non basta più

In certi contesti – come aeroporti, stazioni o mercati – la ciclicità di certi fenomeni è evidente anche senza strumenti avanzati.
Basta osservare i flussi, conoscere il territorio, notare chi appare e scompare sempre negli stessi momenti.

Ma non tutte le “riserve di caccia” sono così visibili.

Ci sono quartieri marginali, piazze secondarie, zone grigie del tessuto urbano dove si sviluppano fenomeni analoghi – ma in modo meno evidente, meno leggibile a occhio nudo.
In quei casi, solo un sistema predittivo alimentato da dati reali e intelligenza artificiale è in grado di intercettare ciò che non si vede, ma accade.

5. Un'opportunità da cogliere con coraggio culturale

Non si lavora ancora secondo logiche di previsione e prevenzione mirata. Non per colpa di qualcuno, ma perché il sistema – per come è organizzato – non è ancora pronto culturalmente a integrare strumenti nuovi e approcci evoluti.

Il punto non è criticare ciò che si fa, ma proporre ciò che si può fare meglio.
E in questo senso, il supporto tecnologico – quando è mirato, contestualizzato e costruito da chi conosce il lavoro sul campo – può essere un alleato decisivo.

6. Conclusione: vigilanza selettiva, approccio adattivo, sicurezza intelligente

L’uomo dei calzini si muove con precisione.
Non improvvisa.
Analizza il contesto, sfrutta il momento, massimizza il risultato con il minimo sforzo.

Noi possiamo fare altrettanto.

Non moltiplicando il numero di pattuglie, ma potenziando l’intelligenza delle decisioni operative.
Non abbandonando l’intuito, ma affiancandogli strumenti che leggano ciò che l’occhio non può vedere.

La sicurezza urbana del futuro si costruisce così:
con occhi attenti sul campo, e algoritmi costruiti con buon senso e conoscenza reale del territorio.