Elia Lombardo - Studi e Ricerche per la Sicurezza Urbana

Elia Lombardo

Studi e Ricerche per la Sicurezza Urbana

mercoledì 21 febbraio 2018
post nella sezione 2 - Pubblicazioni

Secondo rapporto sulla criminalità e la sicurezza a Napoli. FedOA - Federico II University Press, Napoli.

Il Secondo Rapporto su “Criminalità e sicurezza a Napoli” si è posto l’obiettivo, questa volta, di indagare le ragioni della persistenza di alcuni fenomeni criminali che caratterizzano la città di Napoli rispetto ad altre metropoli del Paese. Nelle prime due sezioni gli interrogativi affrontati riguardano alcuni temi quali la persistenza dell’agire deviante grave di minori e criminale di adulti, la formazione di aggregazioni violente giovanili, la ferocia dei clan camorristici e l’adeguatezza delle politiche di deterrenza, nonostante in Italia il 41-bis e le diverse sperimentazioni in tema di controllo e sicurezza del territorio attive in diverse città, tra cui Napoli. La terza sezione, invece, è dedicata all’analisi del fenomeno dell’usura alla luce di una riflessione civilistica, penalistica e vittimologica. Il filo che unisce le parti è l’interpretazione della dinamica e dei fattori connessi a crimini che sono trasversali ai diversi strati sociali l’esito dei quali è la produzione di una trappola della criminalità che deprime le opportunità legali e favorisce la convinzione in molti che le carriere criminali siano più convenienti.
" L’uso della tecnologia e l’elaborazione di modelli predittivi della criminalità, possono rappresentare un utile supporto a politiche di contrasto dei fenomeni illegali che si basino sulla selettività e sequenzialità degli interventi, entrambe caratteristiche che devono qualificare le politiche di deterrenza specie in un contesto nel quale la contrazione ed il taglio delle risorse destinate al sistema di deterrenza rendono più difficile perseguire politiche indirizzate ad una contemporaneità degli interventi nei confronti di una molteplicità di fattispecie illegali e in una dimensione spaziale molto ampia.
Le politiche zero tolerance di contrasto della criminalità si fondano sull’ipotesi che una politica aggressiva di arresto e di contrasto anche di infrazioni minori si correli positivamente alla riduzione statistica dei crimini violenti. Il ricorso sempre più frequente a questa tipologia di deterrenza ha finito con il mettere in secondo piano i temi specifici connessi alla rivalutazione sociale ed urbana, tasselli importanti per il contenimento del disagio sociale e della marginalizzazione di fasce crescenti della popolazione, entrambi fenomeni che alimentano la percezione pubblica di insicurezza e una domanda irrazionale di deterrenza da parte dei cittadini.
L’evidenza empirica sull’efficacia di queste politiche e sui risultati raggiunti grazie alla loro adozione non è univoca, così come dubbia è la capacità di garantire effetti di medio-lungo periodo. Tuttavia è innegabile che ad un controllo più stringente del territorio da parte delle forze dell’ordine si associ una maggiore osservanza delle regole sociali da parte dei cittadini, con effetti virtuosi sulle comunità locali.
Nel contesto italiano, le politiche urbane di sicurezza hanno rappresentato il riferimento con il quale perseguire una serie indistinta di obiettivi: dal governo della percezione pubblica di insicurezza alla riduzione delle disuguaglianze, dal controllo della conflittualità connessa alla presenza di immigrati alla repressione dei reati.
Purtroppo, l’eccessiva eterogeneità dei fini da perseguire, un incessante susseguirsi di aggiornamenti normativi, il cattivo coordinamento tra potere centrale e amministrazioni locali che ha determinato incertezze sulle attribuzioni delle competenze nel governo della sicurezza, la mancanza di una idea precisa di quale sia la strategia più efficace per ridurre la criminalità diffusa hanno finito con lo svuotare di ogni efficacia le politiche locali di sicurezza urbana, le quali sempre più si sono identificate con una mera diffusione dei sistemi di videosorveglianza e con la presenza
sul territorio delle forze dell’ordine, per contenere manifestazioni di inciviltà e controllare le componenti marginali dei tessuti sociali.
È evidente, allora, che una prevenzione generalizzata dei fenomeni illegali non è efficace, né serve a contenere il senso di insicurezza soggettiva. Così come la riduzione delle risorse associata alle politiche di contenimento dei disavanzi pubblici, mal si concilia con l’attuazione contemporanea di una molteplicità di interventi.
Queste riflessioni devono indurre ad un cambiamento di paradigma nelle politiche di deterrenza, favorendo la diffusione di strumenti tecnologici che, permettendo l’elaborazione di modelli predittivi e proattivi, permettano di adottare strategie di contrasto dell’illegalità che siano selettive e fondate su rigorosi principi di priorità.
In questa prospettiva si colloca la sperimentazione effettuata dalla Questura di Napoli nell’ambito del Progetto ARACNE, in particolare per quanto riguarda il contrasto di alcune tipologie di reati predatori, quali quelli a danno dei turisti.
Lo studio condotto ha permesso di classificare i reati predatori dando ad essi una connotazione precisa, individuando le ragioni oggettive e soggettive che rendono questa tipologia di crimini ciclici e stanziali, permette di prevederli nel tempo e nello spazio.
Lo sviluppo della tecnologia XLAW ha permesso di isolare i modelli criminali su carta topografica e di svelare le c.d. zone di caccia, di percepire il momento di reiterazione del reato e quindi di supportare una strategia proattiva di prevenzione più efficace, volta alla chiusura delle zone di caccia in modo sequenziale, zona per zona, il che ha reso gli autori meno efficaci e più vulnerabili nel tempo e nello spazio.
L’applicazione di tale strategia non solo si è rivelata più efficace per la Prevenzione ma ha permesso anche di risparmiare sui costi di gestione della sicurezza."

ISBN: 9788868870287
Editore:fedOA Press
Napoli 2017

Per approfondire e consultare la pubblicazione Cap. 6.4 Pagina 194:

http://www.fedoabooks.unina.it...

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