Elia Lombardo - studi e ricerche per la sicurezza urbana

Elia Lombardo

studi e ricerche per la sicurezza urbana

mercoledì 25 novembre 2020
post nella sezione 5 - Miscellanea

Una storia d'amore che va raccontata

Oggi che siamo fortunati a poter pubblicare i nostri pensieri personali, io sento l'obbligo morale di dover lasciare qualcosa di scritto su questa storia, un’autentica storia d’amore.
Credo che chiunque l’abbia vissuta debba raccontarla, anche se non si è bravi scrittori, è sufficiente aprire il proprio cuore perché l’amore e soprattutto questo amore, non ha grammatica.

Tutto ha inizio a Napoli il 5 luglio 1984 in piena emergenza post-terremoto, quello del 1980.
La città ancora a ferite aperte in via Stadera, a Forcella, ai quartieri spagnoli veniva ogni giorno scossa dal bradisismo che proprio nel 1984 montava ad un ritmo di 3 mm al giorno, portando il suolo ad un record di sollevamento complessivo misurato in 180 cm. Migliaia di scosse telluriche, fino a 500 al giorno, per un totale di più di 10.000 sismi di diverse intensità.

Per non bastare, la guerra di camorra.

Era l’anno quello, in cui i clan si contendevano sanguinosamente il controllo del territorio lasciando sull'asfalto il record di morti ammazzati e proprio in quell'estate, avvenne quella che ancora oggi viene ricordata come la strage di Sant’Alessandro al circolo dei pescatori di Torre Annunziata.

In uno scenario poco rassicurante, in un caldo giorno di luglio, alle ore 16.00 circa, lungo le strade ed i vicoli della città cominciò a correre una notizia.

Ora, per chi non è napoletano è difficile comprendere cosa significhi il passaparola a Napoli ogni qualvolta accade qualcosa.
Si pensi che solo qualche giorno prima un "tam tam", questa volta di pessimo gusto, fece scappare migliaia di cittadini in strada e trascorrere una notte all'addiaccio perché venne annunciato l’arrivo di una catastrofica scossa di terremoto prevista da un centro di ricerca giapponese.
Grazie a Dio non fu così.

Quel pomeriggio accadde qualcosa di simile.
Nessun allarme, nessun annuncio televisivo, nessuno strillone nelle edicole e non esistevano certo SMS, Facebook, Twitter o Whatsup.
Solo un repentino passaparola che prese velocità ad ogni angolo di strada dal Vomero a Posillipo, da Mergellina a Vicaria arrivando nella più dimenticata periferia, a San Giovanni a Teduccio, Secondigliano, Afragola e correndo lungo tutti i comuni alle pendici del Vesuvio, raggiunse in brevissimo tempo tutte le province della regione ed anche quelle del basso Lazio e delle vicine Molise, Calabria e Basilicata.
Solo una breve e concisa frase di bocca in bocca: "..E' arrivato Maradona a Napoli!".

Ora sono certo che ogni napoletano ricordi esattamente quel momento, che cosa stesse facendo, dove fosse diretto così come si ricorda un evento straordinario, proprio come un terremoto perché per certi versi, l’arrivo di Diego Armando Maradona a Napoli, fu proprio una scossa tellurica.

La Società Sportiva Calcio Napoli, guidata dal Presidente Corrado Ferlaino, resasi conto della fuga di notizia e dell’incontenibile eccitazione che sarebbe potuta esplodere in maniera incontrollata, in accordo con le autorità cittadine, decise di presentare Diego Armando Maradona, sottratto solo poche ore prima allo stellare Barcellona, a Fuorigrotta allo stadio San Paolo.

Fu esattamente quello il giorno in cui, dopo le manifestazioni di piazza degli anni sessantotto e settanta, nacque la più imponente operazione di ordine pubblico in città che si ripeté successivamente, ogni qualvolta lo stadio San Paolo o il Centro Sportivo Paradiso di Soccavo aprivano le porte.
Ancora oggi quell'operazione ha il nome di "Modello Napoli" per l’ordine pubblico da stadio che venne esportato in tutti gli stadi d'Italia.

Appena 1000 lire costava il biglietto per accedere a quel tempio spelacchiato, anch’esso ferito dalla scossa del 23 novembre 1980 e dalle 10.000 del bradisismo di quell'anno.
In meno di due ore 80.000 persone si assicurarono il tagliando d'ingresso e corsero ad accogliere Lui, il Pibe de Oro.
Fu quello il primo ritorno finanziario dell'operazione d'investimento. 80.000.000 milioni di lire entrarono subito nelle casse della Società Sportiva Calcio Napoli e solo a poche ore dalla firma del contratto che legava Diego Armando Maradona alla città.

Fu subito amore perché fu proprio in quell’istante che nacque questa incredibile storia d’amore. Una narrazione basata su un rapporto che non ha nulla a che vedere con le gesta atletiche di quello che sarà definito il più forte calciatore di tutti i tempi. Diego Armando Maradona è stato un fenomeno sociale, aldilà dei trofei conquistati e dei capolavori che ogni giorno ha regalato.

A questo punto però, bisogna essere onesti e va scritto senza mezzi termini che molti e non solo qui a Napoli, hanno tratto qualche vantaggio da quell'operazione e molte storie fortunate sono indiscutibilmente legate a questa.

Dal più piccolo dei cittadini, all’operaio, imprenditore, ai presidenti di tutte le squadre di calcio italiane, ognuno ha tratto un vantaggio dall’arrivo di Diego Armando Maradona a Napoli sino al cronista di sport che qui, visti i tempi, veniva inevitabilmente considerato minore. Da quel momento tante firme divennero celebri perché testimoni di particolari che una volta messi su carta, facevano la felicità e la fortuna di ogni tipo di editore.

Ci vorrebbero veramente bravi sociologi ed economisti per spiegare tutto quello che è accaduto da quel giorno in poi.
La testimonianza diretta di chi scrive, così come quella di tanti altri, può solo raccontare che da quel momento il fenomeno Diego Armando Maradona, incise significativamente sullo stato socioeconomico non solo della città di Napoli ma di tutta Italia.

Ma è Napoli il centro di tutto questo.
In poche ore la città fu pervasa da un sentimento di positività che mai più si ripeterà. In quel preciso istante in ogni napoletano fiorì l’idea che qualcosa di migliore rispetto a quel che stava accadendo in quel momento, sarebbe potuta accadere in futuro.

E furono anni d’oro, quelli dal 1984 al 1994 anno quest’ultimo in cui, proprio grazie ad una nuova stagione partenopea fiorita dal seme piantato il giorno dell’arrivo di Diego Armando Maradona, il Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi volle dare a Napoli un’ulteriore chance, organizzando il G7 all’ombra del Vesuvio e che tanto portò a Napoli ed ai napoletani, anche più dei mondiali di calcio del 1990.

Tornando al 5 luglio 1984 però, fu quello il giorno in cui tutto ebbe inizio.

In quel giorno ed in sole poche ore qui a Napoli grazie all’arrivo di Diego Armando Maradona, nacque un fenomeno intorno al quale per anni, hanno girato gli affari del calcio: il merchandising.
Fu infatti quello il giorno in cui Napoli divenne la capitale di quello che negli anni è stato il mercato più fiorente dell’industria del calcio, sorpassato anni dopo solo da quello dei diritti televisivi.

Dalla Duchesca a Forcella sartorie e stamperie crebbero come funghi. Milioni di chilometri di tessuti venivano magistralmente cuciti da abili mani anziane per diventare magliette, sciarpe, bandiere, gagliardetti ed in pochi giorni ma fu così per un decennio, le strade di Napoli si tinsero d’azzurro.
Non c’è un solo napoletano che non conservi un vessillo nelle proprie case risalente a quegli anni.

Da quel giorno Napoli divenne la capitale di quel mercato al punto che da tutte le parti d’Italia gruppi di ultras di altre città, commissionavano a quelle mani lavori di sartoria e di stampa per replicare nei propri stadi le coreografie degli spalti del San Paolo.
Ben presto il mercato anche se gran parte sommerso, si allargò anche a quello della musica ed è a Napoli che veniva fabbricato e venduto in quegli anni ogni articolo di merchandising legato all'industria sportiva e musicale.

In molti che sino ad allora non avevano un lavoro o costretti a vivere di espedienti, da quel momento si trasformarono in piccoli imprenditori mettendo su una semplice attività di marciapiede lungo il quale montava una domanda irrefrenabile ed irresistibile, talvolta anche più di quella della droga e delle bionde.

Improvvisamente intorno a quel fenomeno migliaia di napoletani divennero venditori al minuto di sciarpe, cappellini fino a diventare botteghini ambulanti di gran parte degli 80.000 tagliandi di accesso allo stadio che ogni domenica risultavano introvabili proprio per l'alta domanda e per il bagarinaggio.

Fu un autentico boom economico per la città e va detto che tutto ciò non avvenne così a caso.

Fu proprio lui, Diego Armando Maradona il quale, resosi conto delle condizioni in cui versava la città, dopo appena qualche giorno che arrivò, diede il proprio benestare per la fabbricazione e la vendita abusiva in ogni angolo di strada di qualunque cosa lo ritraesse. E così fece anche lo Stato il quale, resosi conto probabilmente di ciò che stesse accadendo e di fronte ad un'occasione irripetibile di mitigare il malcontento popolare, proprio come fece Diego, preferì tollerare tutto ciò che girasse intorno a quel fenomeno autoctono, pur se illegittimo ed irregolare.

Furono anni d’oro per tanti e fu amore per quel fratello venuto da lontano, che creò i presupposti per una rinascita, una rivoluzione non solo dello stato d’animo popolare ma anche di quello economico della città.

Il tutto come accennato non era solo circoscritto a Napoli, Diego Armando Maradona, solo lui, riempiva ogni domenica tutti gli stadi d’Italia ed è impossibile non credere che ogni presidente delle 16 squadre che militavano in Serie A, non avesse, prima della partita con il Napoli, acceso un cero alla Madonna per raccomandare il pibe de oro, nella speranza che non si procurasse qualche infortunio in allenamento o nella partita che precedeva quella con la propria squadra.

Stadi come quello di Avellino, Ascoli, Como, Cremona e molti altri registrano ancora oggi il record assoluto d'incassi di quegli anni.

Ma anche se andrebbe fatta un’analisi del fenomeno più allargata a livello mondiale restiamo a Napoli, diventata ormai grazie a Diego Armando Maradona, l’ombelico dell’industria del calcio italiano dove si decidevano le sorti del football nostrano, come scriverebbe il grande Gianni Brera.

Non si può fare a meno di citare Soccavo, peraltro il mio quartiere.
Il Centro Sportivo Paradiso di Soccavo oggi verrebbe sicuramente denominato Casa Napoli.
Ora si rischia di essere irriverenti se venisse descritta la bruttezza di quel posto ma per noi giovani e per tutti i napoletani il Centro Sportivo Paradiso, situato alle pendici dei Camaldoli e recintato da un orribile muro molto più alto e triste di quello di Poggioreale, era il posto più bello del mondo.

Ogni martedì e giovedì Soccavo, un quartiere anonimo noto solo nell’antichità per le cave di piperno, si tingeva d’azzurro, invaso da gente di ogni parte del mondo.
Via Vicinale Paradiso rientrò ben presto negli itinerari turistici visitato anche più di Via Petrarca e Via Posillipo.
Turisti e cronisti di ogni angolo del pianeta armati di cineprese e macchine fotografiche, per la gioia dei commercianti locali, si mischiavano ogni settimana alle centinaia di ragazzini ed alle decine di venditori ambulanti in attesa che un enorme cancello tinto di azzurro si aprisse per partorire la Ferrari Testa Rossa ma di colore nero, la Chroma turbo iniezione o la Renault Espace ovvero le costosissime ed inconfondibili auto di Diego Armando Maradona.

Ricordo perfettamente il momento della partitella di allenamento. Noi non potevamo assistere quando veniva fatta a porte chiuse e quel maledetto muro era proprio invalicabile. Allora, in religioso ordine e rispetto si stava tutti zitti per arrivare a carpire gli urli, le risate, gli strilli non dei giocatori tutti o del mister Bianchi ma di Lui di Diego Armando Maradona.
Sono certo che molti stranieri in particolare i Giapponesi, siano rientrati in patria credendo che quello napoletano, fosse il popolo più civile del mondo.

Sette anni è durato tutto questo e non voglio ricordare i due scudetti, la coppa del mondo dedicata a Napoli e gli atri trofei, non voglio ricordare nulla di tutto ciò, sarebbe blasfemo perché Diego Armando Maradona qui non era un campione di calcio era un fenomeno. Molto più di un gol, di una magia atletica, Lui qui non era il calciatore, era uno che più di chiunque altro normalmente deputato ad assicurare il benessere al cittadino, promise, mantenne e diede vita a qualcosa di irripetibile per tutti i napoletani.

Diego Armando Maradona è morto e noi stentiamo a crederci e chi può ha l’obbligo morale di compiere ogni sforzo per riuscire ad esprimere lo stato d’animo di questo momento per ogni napoletano che appartiene a questa fortunata generazione.

Per noi la Sua morte è un fatto che va aldilà della scomparsa di un divo o di una persona cara, abbandonate quindi ogni giudizio o pregiudizio ed abbiate solo tanto rispetto.

Diego Armando Maradona per noi era immortale.

Sono certo che nessun napoletano abbia mai temuto la Sua morte nonostante ci sia andato tante volte vicino ma quando accaduto, ognuno di noi ha sempre pensato che avrebbe sorpassato quella difficoltà come faceva la domenica di fronte all’avversario proprio come ogni napoletano riesce magistralmente a fare, ogni qualvolta si deve reinventare.

Diego Armando Maradona era come noi, come ogni padre di famiglia che qui deve reinventarsi tutti i giorni per assicurare il futuro ai propri figli.
Lui era per noi come qui un figlio vede il proprio padre, un supereroe, costretto a subire di tutto ma alla fine vince sempre.

Solo ora ci rendiamo conto che è accaduto qualcosa di irreparabile.
Diego Armando Maradona per noi era una Icona.
Noi credevamo che potesse vivere per sempre o almeno credevamo che la sua Icona potesse essere rimpiazzata come altre.
Ma con Diego Armando Maradona no, questo non è possibile.

La Sua scomparsa è qualcosa che non può essere rimpiazzata e purtroppo la cosa più amara è che questa storia, questa incredibile ed unica storia termina qui.
Non ce ne saranno altre, almeno per questa generazione tutto termina qui.

Quante immagini stanno scorrendo in queste ore ma non sono sufficienti ad alleviare il dolore, anzi posso tranquillamente affermare che a noi napoletani quasi infastidiscono, perché la morte di Diego Armando Maradona purtroppo, cancella anche i ricordi ed all’improvviso tutto svanisce e non c’è immagine che possa riuscire a descrivere quello che qui, grazie a lui è stato vissuto.

So che tutto questo appena scritto è davvero tanto ma è così, abbiatene rispetto.

Se proprio qualcuno, anche di fronte a questo lutto volesse farlo, allora rimproverateci solo per ciò che è oggettivo.

Rimproverateci per non aver protetto Diego Armando Maradona e per aver ancora una volta dimostrato di essere un popolo incapace di proteggere e valorizzare i propri unici e preziosi tesori.

Addio Diego perdonaci e grazie.

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